Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on agosto 25, 2017

Diritto all'oblio

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Il tempo non è l’unico elemento da considerare quando si esaminano casi di Diritto all’oblio, il ruolo pubblico svolto dai soggetti coinvolti e l’attualità della notizia sono fattori importanti che vanno presi in esame.

Sebbene il tempo trascorso dai fatti riportati sui giornali sia l’elemento più importante per valutare l’accoglimento di una richiesta di “diritto all’oblio”, in una recente pronuncia il Garante privacy ha ricordato che è necessario valutare anche ulteriori circostanze.

La decisione riguarda il ricorso presentato da un alto funzionario pubblico che chiedeva a Google la rimozione di alcuni risultati di ricerca ottenuti digitando il proprio nome. Si trattava di link ad articoli nei quali erano riportate notizie relative ad una vicenda giudiziaria risalente a 16 anni fa, che si era conclusa con la condanna del funzionario, che poi negli anni a seguire era stato integralmente riabilitato. Uno degli articoli di cui si chiedeva la rimozione era stato pubblicato all’epoca dei fatti mentre altri, più recenti, avevano ripreso la notizia in occasione dell’assunzione di un nuovo importante incarico da parte dell’interessato.

Il Garante ha affermato che nel valutare un caso di diritto all’oblio occorre prendere in esame tutti i risultati di ricerca ottenuti digitando il nome e cognome dell’interessato, anche associato ad ulteriori parole di specificazione, quali il ruolo ricoperto o la circostanza dell’avvenuta condanna.

Un’interpretazione in linea con la nota sentenza della Corte di Giustizia del 13 maggio 2014 conosciuta come “Google Spain”, nella quale si afferma che il motore di ricerca è obbligato a eliminare, dall’elenco di risultati di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, i link verso pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a questa persona, anche nel caso in cui tale nome o tali informazioni non vengano previamente o simultaneamente cancellati dalle pagine web, e anche quando la loro pubblicazione su tali pagine web sia di per sé lecita. Secondo la sentenza devono essere presi in considerazione tutti gli url raggiungibili effettuando una ricerca “a partire dal nome”, senza escludere quindi la possibilità che ad esso possano essere associati ulteriori termini volti ad ottenere risultati specifici.

Chiarito questo punto rilevante, l’Autorità ha dunque ordinato a Google di deindicizzare l’URL che rinviava all’unico articolo avente ad oggetto, in via diretta, la notizia della condanna penale inflitta al ricorrente. Il Garante ha ritenuto infatti che, considerato il tempo trascorso e l’intervenuta riabilitazione, la notizia non risultasse più rispondente alla situazione attuale.

Viceversa, per quanto riguarda gli altri articoli indicati dal ricorrente, il Garante ha riconosciuto che questi, pur richiamando la stessa vicenda giudiziaria, “inseriscono la notizia in un contesto informativo più ampio, all’interno del quale sono fornite anche ulteriori informazioni” legate al ruolo istituzionale attualmente ricoperto dall’interessato e che tali risultati erano di indubbio interesse pubblico “anche in ragione del ruolo nella vita pubblica rivestito dal ricorrente”. Pertanto, riguardo alla richiesta di una loro rimozione, ha dichiarato il ricorso infondato.

Il colosso di Mountain View dovrà pagare una multa di 100.000 euro per non aver filtrato i risultati delle sue ricerche come imposto dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 13 maggio 2014.

La Commission Nationale de l’Informatique et des Libertes (CNIL) ha specificato che l’obbligo a cancellare dai risultati di ricerca le informazioni “inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti” qualora gli interessati lo richiedano, vale per tutti i siti gestiti da Google.

Nonostante Google abbia provveduto a mettere a disposizione un modulo per la richiesta di cancellazione dei link, lo scorso maggio l’Authority francese ha rilevato che l’attività di deindicizzazione dei risultati è stata applicata solo ai domini di Google relativi ai paesi europei. Se dunque un risultato veniva eliminato dalle ricerche su Google.fr (Francia) questo non avveniva anche nel motore di ricerca internazionale Google.com.

La CNIL ha dunque ordinato a Google di provvedere alla rimozione dei risultati segnalati su tutti i domini di sua gestione, ma la compagnia di Mountain View si è opposta a questa richiesta in nome del diritto di espressione, sottolineando i limiti giurisdizionali dell’Authority di Francia che, a suo avviso, non avrebbe potere di censura sul dominio americano.

Google ha infatti sottolineato che i risultati vengono filtrati anche su google.com qualora l’accesso al portale provenga da un’utenza francese.

Tuttavia, la CNIL ha rigettato questa motivazione sostenendo che la tutela al diritto alla privacy dei cittadini non può essere subordinata alla provenienza geografica delle persone che consultano i risultati delle ricerche.

Google ha annunciato che ricorrerà in appello contro il provvedimento.

Tergeting adsGoogle, ha annunciato il lancio di Customer match, il nuovo servizio che permetterà agli inserzionisti di inviare le liste degli indirizzi email dei propri clienti a Google per individuare i loro account e utilizzarli per pubblicità su misura.

Grazie alla nuova funzione, disponibile a breve sulla piattaforma AdWords, ogni azienda potrà sapere se nel database degli account di Google ci sono corrispondenze con i profili di propri clienti. Una volta individuati, il servizio offrirà la possibilità inviare suggerimenti pubblicitari che terranno conto delle abitudini, dei prodotti acquistati e delle attività che tali utenti avranno svolto sui servizi della società di Mountain View.

Come annunciato dalle pagine del blog ufficiale della compagnia “Google è in un grado di collegare i consumatori con il vostro business nel modo più rilevante. Che si tratti di cercare su Google, controllare le promozioni su Gmail, o guardare video su YouTube, noi possiamo fornire le informazioni più rilevanti relative a quello che stanno facendo, a dove sono, a cosa stanno cercando, e al tipo di dispositivo che usano”.

Altra funzione disponibile per gli inserzionisti sarà il tool Similar Audiences, che tramite un confronto delle attività svolte su Google, raggiungerà automaticamente altri utenti con abitudini simili a quelle dei propri clienti.

Tuttavia, l’inserzionista non verrà a conoscenza di informazioni che vadano oltre l’indirizzo email dell’utente: Google assicura l’anonimato degli indirizzi rilevati, mentre garantisce agli utenti il controllo degli annunci visualizzati mediante un’azione di blocco, disponibile in Preferenze Annunci Google.

Le novità introdotte da Google, in realtà già operative su altre piattaforme come Facebook, sono state accolte con preoccupazione da alcuni commentatori del web, che le hanno accolte come l‘ennesima minaccia alla privacy degli utenti.

29 giugno 2015 - Corriere imprese

“Bandiera rosa sull’Emilia. Sempre più donne nelle stanze del potere, fra aziende e pubbliche amministrazioni. Dal ministro Guidi alla Primori, donna manager dell’anno. La CNA: le imprese femminili hanno resistito meglio di altre alla crisi. Il caso di Giusella Finocchiaro, la docente chiamata dall’Onu a scrivere il protocollo sull’identità digitale. Salirà al vertice di Carimonte.”

Questo il titolo della prima pagina del numero del 29 giugno 2015 di Corriere Imprese, il nuovo supplemento del lunedì del Corriere dedicato al mondo dell’economia dell’Emilia-Romagna. Il settimanale ha pubblicato un articolo sul percorso professionale di Giusella Finocchiaro, che contiene una piccola intervista alla Professoressa sul tema dell’identità digitale e sul lavoro del Working Group sul commercio elettronico dell’Uncitral.

Proponiamo qui l’articolo in forma di screenshot fotografico (click per ingrandire):

29 giugno 2015 - Corriere Imprese

Identità digitale unica globaleIl 14 giugno 2015 su Nòva 24, l’inserto del Sole 24 Ore dedicato alla cultura è stato pubblicato un articolo di Giusella Finocchiaro e Giulia Giapponesi che fa il punto sul convegno dell’UNCITRAL del 10 giugno dedicato al tema dell’identità digitale. Lo riproponiamo qui:

La fiducia è parte integrante del contratto che ogni acquirente stipula con un venditore. Fin dalla notte dei tempi, ogni scambio commerciale porta con sé una componente di incertezza per il timore che il valore investito nella transazione vada in qualche modo perduto. Da sempre nel diritto si è cercato di minimizzare questa incertezza, e il risultato è che oggi possiamo vendere e acquistare beni e servizi con ragionevole sicurezza.

Tuttavia, il sistema fiduciario che abbiamo creato è stato nuovamente messo alla prova con le transazioni virtuali. L’incertezza si è nuovamente affacciata sui nostri scambi commerciali. Lo sa bene chiunque abbia utilizzato un portale di compravendita da utente a utente, o una prenotazione per un soggiorno in luogo sconosciuto: il momento del pagamento porta con sé l’ombra di un’inquietudine, dovuta soprattutto alla mancanza di una prova certa dell’effettiva identità del nostro partner commerciale.

Se il problema dell’identificazione online si riscontra già nelle piccole transazioni di e-commerce, la portata del problema si comprende pienamente se si pensa allo sviluppo di alcuni servizi, come quelli erogati dalla pubblica Amministrazione o i servizi bancari, per cui l’accertamento dell’identità diventa imprescindibile.

In Europa questo problema è stato risolto con il Regolamento europeo in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno. Un’unica legge per i 28 Stati membri, che ha realizzato l’interoperabilità giuridica e tecnica fra i Paesi dell’Unione europea degli strumenti elettronici di identificazione, autenticazione e firma (in inglese, electronic identification, authentication, signature, da cui l’acronimo eIDAS usato per indicare il Regolamento).

Tuttavia, su scala globale la situazione è ancora non regolamentata e non esistono sistemi di identificazioni condivisi.

Le previsioni finanziarie di un recente studio della compagnia eMarketer indicano che, per quanto riguarda la vendita al dettaglio di prodotti e servizi, entro il 2018 l’e-commerce raggiungerà l’8.8% delle vendite globali con un fatturato di $2.500 miliardi di dollari. Paesi leader del mercato globale: Cina e USA.

Per permettere uno sviluppo armonioso di questo mercato, il problema dell’identificazione diventa cruciale e la sua soluzione prioritaria. Ma come si può trasformare un sentimento, come la fiducia, in una realtà tecnico-legale?

La creazione di un sistema unificato per l’identificazione nelle transazioni di e-commerce internazionali è il nuovo compito della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL).

In quest’ottica, il 10 giugno scorso all’Università di Bologna, l’UNCITRAL ha incontrato esperti accademici e rappresentanti di colossi del web, come Google e AliBaba. Obbiettivo comune: mettere a fuoco le basi su cui avviare un processo condiviso per fissare le regole mondiali dell’identificazione online.

Sebbene tutti i paesi si stiano dotando di sistemi di identità digitale -da noi l’Agenda Digitale del Governo Italiano prevede l’introduzione di “SPID” che entro il 2017 dovrebbe dotare di un’identità digitale 10 milioni di cittadini – i partecipanti all’incontro hanno sottolineato che l’obiettivo deve essere un sistema unico globale e non un’armonizzazione dei sistemi esistenti. In quest’ottica il lavoro dell’UNCITRAL dovrebbe concentrarsi sulla definizione di una “model law” che definisca i requisiti minimi di base per l’autenticazione, un minimo comun denominatore che sia compatibile con i quadri legislativi nazionali. Inoltre, l’identificazione digitale su scala globale dovrà tenere conto delle nuove necessità emerse dal web, come l’acquisto e la cessione di proprietà e diritti di natura completamente digitale, come caselle e-mail, siti web, oggetti virtuali, diritti d’autore, ecc.

Il responsabile della Public Policy e Government Relations di Google Italia, Andrea Stazi, ha sottolineato la necessità di prevedere la difficoltà di gestione dell’identità digitale in relazione alla tutela della privacy. Ala Musi, China Electronic Commerce Association Policy & Law Committee Deputy Director di AliBaba, ha invece rimarcato l’importanza di definire I limiti della responsabilità legale delle piattaforma di e-commerce che operano in tutto il mondo.

Un fatto è emerso con chiarezza: nell’attesa di regole comuni sull’identificazione, sempre più attori del commercio online cono costretti a dotarsi di sistemi di identificazione auto-gestiti. Stiamo assistendo ad una vera e propria proliferazione di credenziali e modalità di accesso che risulta difficile da gestire per gli utenti e non offre garanzie di tutela.
Il nuovo compito dell’UNCITRAL è quindi non solo urgente, ma fondamentale per assicurare uno sviluppo armonico e sicuro del mercato globale online.

Il 10 giugno all’Università di Bologna, alcuni rappresentanti della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL) hanno incontrato esperti accademici e portavoce di corporation del web, come Google e AliBaba. Obbiettivo comune: mettere a fuoco le basi su cui avviare un processo condiviso per fissare le regole mondiali dell’identificazione online.

Nell’introduzione, Giusella Finocchiaro, ospite dell’evento in qualità di professore ordinario dell’Università di Bologna e Presidente del Gruppo sul commercio elettronico dell’Uncitral, ha sottolineato come l’aspetto dell’identità che è necessario regolare sia prima di tutto quello “oggettivo”, ovvero quello che la legge deve tutelare per permettere il riconoscimento formale degli individui. Per un approfondimento sulla differenza fra identità soggettiva ed oggettiva si rimanda alla sua presentazione, disponibile QUI.

In Europa il problema dell’identificazione online è stato risolto con il Regolamento europeo in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno. Un’unica legge per i 28 Stati membri, che ha realizzato l’interoperabilità giuridica e tecnica fra i Paesi dell’Unione europea degli strumenti elettronici di identificazione, autenticazione e firma (eIDAS). Andrea Servida, di DG CONNECT, Commissione Europea, Capo dell’eIDAS Task Force, ne ha illustrato i principi di funzionamento nel suo intervento. È possibile effettuare il download della sua presentazione QUI.

Eric A. Caprioli , Avvocato alla Corte di Parigi e membro della delegazione francese al Gruppo di lavoro sul commercio elettronico dell’Uncitral, ha sottolineato che l’obiettivo deve essere un sistema unico globale e non un’armonizzazione dei sistemi esistenti. In quest’ottica, il lavoro del Gruppo dovrebbe concentrarsi sulla definizione di una “model law” che definisca i requisiti minimi di base per l’autenticazione, un minimo comun denominatore che sia compatibile con i quadri legislativi nazionali. Il suo intervento è riassunto nella presentazione scaricabile QUI.

Come ha ricordato Hong Xue, Professore ordinario di legge  alla Università Normale di Pechino, direttrice del BNU Institute for Internet Policy & Law (IIPL), l’identificazione digitale su scala globale dovrà tenere conto delle nuove necessità emerse dal web, come l’acquisto e la cessione di proprietà e diritti di natura completamente digitale, come caselle e-mail, siti web, oggetti virtuali, diritti d’autore, ecc. Il suo intervento ha approfondito questo aspetto con QUESTA presentazione.

Il responsabile della Public Policy e Government Relations di Google Italia, Andrea Stazi, ha sottolineato la necessità di prevedere la difficoltà di gestione dell’identità digitale in relazione alla tutela della privacy. Ala Musi, China Electronic Commerce Association Policy & Law Committee Deputy Director di AliBaba, ha invece rimarcato l’importanza di definire I limiti della responsabilità legale delle piattaforma di e-commerce che operano in tutto il mondo. QUI è possibile scaricare la sua presentazione.

Il Segretario del Gruppo di lavoro sul commercio elettronico dell’Uncitral, Luca Castellani ha chiuso la conferenza con le considerazioni conclusive.

L’incontro bolognese ha segnato l’inizio di una riflessione condivisa da esperti internazionali sul tema della regolamentazione dell’identità digitale su scala globale . Il compito di individuare le linee guida per un sistema unico è ora affidato al Gruppo di lavoro dell’Uncitral.

posted by admin on giugno 8, 2015

Miscellanee

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Come si accerta l’identità di una persona su Internet? Questa domanda è il vero interrogativo per la nuova fase della digitalizzazione che riguarda tutti i servizi che richiedono l’accertamento dell’identità: per esempio, aprire un conto corrente bancario, inviare un’istanza alla pubblica amministrazione, partecipare ad una gara d’appalto on line.

L’identificazione digitale è un tema di importanza cruciale per il Gruppo di lavoro dell’Uncitral, che opera per definire regole internazionali comuni sul Commercio Elettronico.

Il 10 giugno 2015 a Palazzo Malvezzi, sede della Scuola di giurisprudenza dell’Università di Bologna si terrà un incontro di esperti per definire le problematiche relative all’identità digitale nell’ambito del commercio elettronico. Tra i partecipanti all’incontro i rappresentanti di Google, di AliBaba (la più grande corporation di e-commerce cinese) e dell’ABA (American Bar Association,) l’associazione degli avvocati statunitensi.

Il convegno riunisce rappresentanti del mondo economico, istituzionale e accademico per individuare le questioni ancora aperte sull’identificazione online che dovranno essere affrontate dalle future sessioni di lavoro della Commissione delle Nazioni Unite.

L’incontro nasce su iniziativa della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro, Presidente del Gruppo di lavoro sul commercio elettronico dell’UNCITRAL (United Nations Commission on International Trade Law) e rappresentante del Governo italiano in tale sede.

Il lavori saranno aperti con i saluti di Ivano Dionigi, Magnifico Rettore dell’Università di Bologna e da un’introduzione di Giusella Finocchiaro, Professore Ordinario di Diritto dell’Università di Bologna, Presidente del Commissione sul commercio elettronico dell’UNCITRAL e rappresentante del Governo italiano in tale sede.

Il convegno si articolerà in tre sezioni.

Nella prima sezione sarà trattato il tema dell’identità digitale secondo la prospettiva europea. Seguirà una riflessione sullo stesso tema dal punto di vista internazionale. Infine, dal punto di vista delle imprese saranno sviluppate riflessioni sulle questioni ancora aperte in materia di commercio elettronico. Il Segretario del Working Group IV (Electronic Commerce) dell’Uncitral, Luca Castellani chiuderà la conferenza con le considerazioni conclusive.

Il convegno, aperto al pubblico, occuperà la mattinata, mentre il pomeriggio sarà riservato ad una sessione operativa a porte chiuse, utile a definire i punti salienti dell’incontro.

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Programma e lista partecipanti

  • Registrazione
    8.30
  • Saluti
    9.00-9.30
    Ivano Dionigi - Rector of the University of Bologna
    Giovanni Berti Arnoaldi Veli – President of the Bologna Bar Association
    Nicoletta Sarti – President of the Bologna University Law School
    Giovanni Luchetti - Director of the Bologna University Department of Legal Studies
    Massimo Franzoni – Director of the Specialization School for Legal Professions of Bologna
  • Introduzione
    9.30-10.00
    Giusella Finocchiaro – Full Professor of Private Law and Internet Law at the University of Bologna, Chair of the UNCITRAL Working Group on Electronic Commerce
  • The Digital Identity: the European Prospective
    10.00-11.00
    Relatori:
    Eric A. Caprioli – Avocat à la Cour de Paris – Ph.D, Member of the French delegation at the UNCITRAL Working Group on Electronic Commerce
    Andrea Servida – Head of Task Force Legislation Team (eIDAS), European Commission
    Moderatore:
    Didier Gobert - Head of the Electronic commerce service, Public Federal Service Economy and trainer in ICT law – Belgium
  • The Digital Identity: the Global Prospectiveh
    11.00-12.00
    Relatori:
    Thomas J. Smedinghoff – Of Counsel in the Privacy & Cybersecurity Practice Group in the Chicago office of Locke Lord LLP; Chair of the Identity Management Legal Task Force of the American Bar Association
    Hong Xue – Full Professor of Law at Beijing Normal University (BNU), Director of BNU Institute for Internet Policy & Law (IIPL) and Co-Director of UNCITRAL-BNU Joint Certificate Program on International E-Commerce Law (JCP)
    Moderatore:
    Francesco Delfini – Full Professor of Private Law at the University of Milan
  • Open Issues on Electronic Commerce
    12.00 -13.00
    Relatori:
    Andrea Stazi – Public Policy and Government Relations Manager at Google
    Ala Musi – China Electronic Commerce Association Policy & Law Committee Deputy Director, Alibaba
    Moderatore:
    Alberto M. Gambino – President of the Italian Academy of the Internet Code (IAIC), Full Professor of Private Law at the European University of Rome
  • Conclusioni
    13.00 -13.30
    Luca Castellani – Secretary of the Working Group IV (Electronic Commerce) UNCITRAL

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INFORMAZIONI
Il convegno si terrà il 10 giugno 2015 presso la Sala delle Armi di Palazzo Malvezzi, Via Zamboni 22, dalle 9 alle 13.
I posti sono limitati, per ottenere i crediti formativi è necessario ricevere la conferma di registrazione presso il sito www.fondazioneforensebolognese.it.
La conferenza è riconosciuta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna con 4 crediti in diritto civile.
La conferenza si inserisce nell’ambito del Progetto Scientifico PRIN 2011: “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione come strumento di abbattimento delle barriere economiche, sociali e culturali”.

Il programma del convegno è disponibile QUI.

La lunga disputa legale originata dalla diffusione di immagini pornografiche  si è conclusa con un accordo tra le due parti contrapposte.

Max Mosley, ex Presidente della Formula 1, e Google hanno concluso con una trattativa privata la battaglia legale che da anni li vedeva impegnati in Regno Unito, Germania e Francia.

Al centro della vicenda la richiesta, da parte di Mosley, di inserire un filtro automatico sui risultati delle ricerche di Google, in modo che gli utenti non potessero più visualizzare le immagini dello scandalo sessuale che lo aveva coinvolto nel 2008.

La compagnia di Mountain View acconsentiva alla rimozione dei link ma si opponeva alla richesta di inserire un filtro permanente in quanto ciò avrebbe rappresentato l’introduzione di ”un allarmante nuovo modello di censura automatica”.

Nel 2013 i tribunali di primo grado di Parigi e di Amburgo avevano accolto la richiesta di Mosley e Google era ricorsa in appello (la notizia era stata trattata QUI). La decisione della Corte di Appello di Amburgo attesa in questi giorni, è stata sospesa in seguito al patteggiamento.

I termini dell’accordo non sono stati resi noti e non è chiaro se Google abbia accettato di censurare automaticamente i contenuti pubblicati in rete. I portavoce di entrambi gli schieramenti hanno comunque espresso soddisfazione per la soluzione concordata, che pone fine ai contenziosi in corso nei tre stati.

Gli utenti non possono appellarsi al diritto all’oblio per fatti recenti e di rilevante interesse pubblico, ma hanno diritto alla rettifica dei testi di integrazione generati automaticamente dal motore di ricerca quando contengono informazioni fuorvianti.

Il Garante si è così pronunciato, respingendo il ricorso di un utente che non aveva ottenuto da Google la deindicizzazione di una notizia su una inchiesta giudiziaria che lo vedeva coinvolto. Secondo l’utente, l’articolo conteneva informazioni “estremamente fuorvianti e altamente pregiudizievoli”, che perciò non meritavano di essere associate alla sua persona nei risultati di ricerca di Google.

L’Autorità ha respinto la richiesta: la notizia contestata è infatti molto recente, riguarda una importante indagine giudiziaria e riporta i dati nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione.

In proposito, l’Autorità ha ricordato che la persona che si ritiene vittima di informazioni fuorvianti sul suo conto può rivolgersi all’editore per chiedere la rettificazione e l’integrazione dei dati contenuti nell’articolo.

Per quanto invece riguarda il testo di sintesi generato automaticamente da Google per integrare i risultati di ricerca, i così detti “snippet”, il Garante ha riconosciuto legittime le eventuali richieste di eliminazione dei testi non in linea con la narrazione dei fatti riportati nelle pagine dei link a cui rimandano. Sebbene si escluda “la possibilità di intervento editoriale da parte di Google”, gli snippet riportanti dati incompleti, “costituiscono a tutti gli effetti trattamenti di dati personali e come tali non possono non essere pertinenti, corretti e non fuorvianti”.

Nel caso preso in esame dal Garante, il ricorrente aveva ottenuto da Mountain View la modifica dello snippet che lo associava a reati più gravi rispetto a quelli per i quali era indagato. Google aveva infatti accolto la richiesta e provveduto autonomamente alla cancellazione del riassunto fuorviante generato dal suo algoritmo.