Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Schermata 2016-12-11 alle 16.05.58A seguito delle denunce di consumatori e associazioni, l’Antitrust ha avviato due procedimenti per pratiche commerciali scorrette verso il  sistema di prenotazione e acquisto online dei biglietti di Trenitalia e l’assistenza dei call center di Nuovo Trasporto Viaggiatori.

Per quanto riguarda Trenitalia, l’Authority dovrà accertare l’eventuale scorrettezza sul sistema elettronico di ricerca e acquisto dei biglietti presente sul sito, sulla App Trenitalia e sui self service nelle stazioni. Le segnalazioni di protesta riguardano, infatti, la scelta dell’opzione “tutti i treni” dove verrebbe resa un’informazione incompleta riguardo ai treni effettivamente disponibili sulla tratta e orario scelti dall’utente, con esclusione, soprattutto, di molti regionali. Un’omissione che spingerebbe il consumatore ad acquistare la soluzione più veloce ed onerosa.

Il procedimento avviato nei confronti di Nuovo Trasporto Viaggiatori è invece volto a verificare l’ipotesi di due pratiche illecite del sistema di assistenza telefonica tramite call center. In primo luogo, sembrerebbe che per ottenere informazioni o esercitare i propri diritti i clienti siano di fatto obbligati a rivolgersi ad una numero telefonico a pagamento i cui costi, già alti in partenza, sono suscettibili di aumenti a causa dei lunghi tempi di attesa o di frequenti cadute della linea. In secondo luogo, un illecito potrebbe essere relativo al sistema di acquisto tramite il numero a tariffa urbana che secondo gli utenti al momento dell’acquisto applicherebbe un sovrapprezzo senza fornire spiegazioni.

posted by admin on luglio 22, 2016

Miscellanee

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L’Antitrust ha espresso parere favorevole sulla proposta di legge presentata alla Camera lo scorso 2 maggio e volta a disciplinare la cosiddetta sharing economy con un approccio trasversale ai diversi settori professionali.

Intervenendo in audizione presso le Commissioni Trasporti e Attività produttive di Montecitorio, il Presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella si è espresso a favore della proposta di regolamentazione sulla sharing economy: “è opportuno disciplinare l’attività delle piattaforme che consentono di gestire rapporti sia profit sia non profit, per scambi di casa, affitti privati, taxi privati, car sharing, banche del tempo e quant’altro”.

Citando le previsioni economiche secondo cui nei prossimi 10 anni si assisterà ad un aumento degli introiti derivati dalla condivisione di beni e servizi dagli attuali 13 a 300 miliardi, il Presidente dell’Antitrust ha dichiarato di aver apprezzato “l’iniziativa di una consultazione pubblica, attraverso un sito dedicato, idonea a coinvolgere il più ampio numero possibile di competenze”. Pitruzzella evidenzia l’importanza di “prevenire o evitare conflitti tra piattaforme come Uber e Airbnb, da una parte, e i tassisti e gli albergatori dall’altra”, insistendo anche sulla “opportunità di una regolazione leggera che protegga il processo di innovazione e mantenga il mercato aperto per i potenziali innovatori, scongiurando il rischio di regolazioni coercitive, inadeguate e quindi potenzialmente controproducenti”.

L’Italia sarebbe il primo paese a regolarizzare questo settore economico in forte espansione, che conta fra i suoi servizi gli ormai famigerati Uber (ora vietato nel nostro Paese) e AirBnB.

Il testo è frutto di un lavoro di un anno e mezzo svolto da un gruppo di parlamentari dell’Intergruppo Parlamentare per l’Innovazione Tecnologica.

La Direttrice dell’Antitrust dell’Unione Europea, ha recentemente affermato che la raccolta di ingenti quantità di dati personali d a parte di un ridotto numero di colossi di internet potrebbe essere in violazione delle norme comunitarie.

In un intervento durante la DLD conference, un incontro di politici e dirigenti di industrie digitali Margrethe Vestager, Commissario Europeo per la Concorrenza, esprimendo le sue preoccupazioni per l’attuale scenario internazionale in materia di big data ha dichiarato “Se i dati necessari per tagliare i costi sono detenuti da poche aziende, queste aziende hanno il potere di tagliare fuori dal mercato tutte le altre”.

La Commissaria ha aggiunto inoltre che i consumatori devono essere trattati in maniera più equa perché attualmente gli utenti di internet non riescono a capire quale sia la quantità di dati che vengono dati alle aziende quando, ad esempio, si utilizza un servizio di online messaging. “E’ una transazione di affari e non una donazione” ha sottolineato la Vestager.

Le dichiarazioni giungono in un periodo in cui sul tema della privacy e della raccolta e trattamento dei dati sono sorte delle conflittualità fra Stati Uniti ed Unione Europa. Lo scorso ottobre la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che gli accordi per la gestione e il trasferimento dei dati personali tra aziende americane ed europee potranno essere sospesi dai singoli stati membri quando non sussistano le garanzie di un livello adeguato di protezione delle informazioni. L’abolizione del Safe Harbor ha quindi evidenziato che ad oggi gli Stati Uniti non sono considerati un Paese che, ai sensi della dir. 95/46, la direttiva-madre in materia di protezione dei dati personali, garantisce un livello di tutela adeguato.

Su questo tema, le negoziazioni tra la Commissione Europea e il Dipartimento per il Commercio degli Stati Uniti stanno proseguendo, nonostante esperti legali, ufficiali governativi e osservatori del settore siano convinti che un nuovo accordo non sarà raggiunto in tempi brevi.

ITWorking ha vinto il ricorso contro il provvedimento che era stato notificato a seguito della campagna pubblicitaria su Il Sole 24 Ore nel 2012, nella quale affermavamo che “Con SmartSign si può dire addio alla carta”.

Il 18 luglio 2015 con sentenza n. 10354, il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di ITWorking, società del Gruppo Bluenext, annullando il provvedimento per pratica commerciale ingannevole e scorretta.

Nel 2012 ITWorking era stata sanzionata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, da DigitPA (ora Agenzia per l’Italia Digitale) e dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per una campagna pubblicitaria apparsa su Il Sole 24 Ore in cui veniva presentata la propria soluzione di firma elettronica avanzata affermando con lo slogan “si può dire addio alla carta” che potesse essere un valido sostituto all’uso della firma tradizionale.

Alla società era stata commissionata una multa di Euro 17.723 per pubblicità ingannevole.

La società aveva prontamente avviato procedura di ricorso al TAR che si è conclusa con l’annullamento il provvedimento contro ITWorking e con la condanna di AGCM, DigitPA diventata AgID e AGCOM al rimborso totale della sanzione e al pagamento delle spese processuali.

La sentenza è disponibile QUI.

Google respinge le obiezioni della Commissione europea sull’abuso di posizione dominante nel mercato delle ricerche di shopping online.

Nell’aprile 2015 con una “comunicazione di obiezioni” la Commissione europea aveva ufficializzato l’avvio di una procedura antitrust nei confronti di Google. La procedura era stata richiesta da alcuni portali specializzati nella comparazione dei prezzi online, che lamentavano una concorrenza sleale da parte della funzionalità Google Shopping, che suggerisce  fra i primi risultati delle ricerche un servizio di confronto sui prezzi di beni in vendita online.

Google ha respinto con fermezza le accuse sostenendo invece che, lungi dall’essere anticompetitivo, il servizio offre ai consumatori europei una più ampia varietà di scelta e sostiene la concorrenza dei venditori, permettendo alle piccole e medie imprese di comparire accanto ai grandi seller internazionali. La sua difesa si basa su tre tesi fondamentali.

La prima riguarda alcuni dati. Google ha fatto sapere che la quantità di traffico che il motore di ricerca ha diretto ai maggiori siti di comparazione di prezzi non è affatto diminuita, ma è aumentata del 227% negli ultimi dieci anni. A questo Fatto Mountain View aggiunge che le dozzine di nuovi operatori nel settore del confronto prezzi che sono recentemente entrate nel mercato sono indice di una competitività in salute.

La seconda motivazione si basa su un’osservazione giuridica. Il colosso californiano nega di avere per legge la responsabilità di dirigere il traffico verso i suoi competitor: la similitudine con le politiche di unbundling, obbligatorie per operatori come i fornitori di elettricità o di gas, non è appropriata per il suo ruolo dal momento che gli utenti possono scegliere il motore di ricerca che preferiscono e ci sono tanti modi differenti di accedere ai contenuti del web.

La terza argomentazione è relativa ad un aspetto economico. Google ritiene che la Commissione Europea non abbia tenuto in giusta considerazione il dinamismo del mercato della compravendita online in particolare nei ruguardi di grandi motori di ricerca di beni da comprare, come Amazon o eBay, o delle nuove funzionalità di acquisto legate ai social network.

La difesa di Google è stata pubblicata sul blog europeo del motore di ricerca.

I commissari europei coinvolti nella comunicazione di obiezioni a Google hanno fatto sapere di aver ricevuto la risposta di Mountain View e di stare valutando le motivazioni.

FairSearch Europe, una lobby che rappresenta alcuni competitor di Google, tra cui Microsoft ed Expedia, e che aveva presentato l’accusa sulla concorrenza sleale alla Commissione, ha reso noto che le motivazioni di Google non cambiano in alcun modo la loro posizione.

posted by admin on aprile 28, 2015

Eventi, Tutela dei consumatori

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in collaborazione con l’Accademia Italiana per il Codice di Internet (IAIC) organizza a Roma un convegno dedicato ai diritti e al benessere dei consumatori nell’ecosistema digitale.

L’innovazione tecnologica, anche attraverso la crescente semplicità della user experience, coinvolge sempre più cittadini di ogni età. Tuttavia, l’evoluzione ha portato non solo un maggiore benessere per il consumatore – che ha ogni giorno di più il mondo a portata di mano – ma anche notevoli insidie per i sempre più numerosi fruitori di beni e servizi digitali e per il mercato rispetto alle quali l’intervento del legislatore non sempre è stato tempestivo ed efficace come avrebbe dovuto.

L’Antitrust spesso è intervenuta con provvedimenti volti a sanzionare pratiche anticoncorrenziali che vedono contrapposto il mercato tradizionale e quello on-line, con conseguenti danni subiti dai consumatori a causa della distorsione della concorrenza.

È questo il contesto nel quale l’AGCM e lo IAIC hanno promosso, con il coordinamento scientifico della prof.ssa Valeria Falce dell’Università Europea di Roma e del Commissario AGCM dr.ssa Gabriella Muscolo, un convegno finalizzato a comprendere l’evoluzione dei mercati, dell’effettivo benessere e della tutela dei consumatori anche alla luce delle più recenti innovazioni normative di matrice comunitaria.

Il convegno si terrà il prossimo 14 maggio, a Roma presso la sede dell’Autorità. Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina dedicata all’evento.

posted by admin on aprile 14, 2015

Tutela dei consumatori

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googleLa Commissione europea ha avviato un’azione formale contro il colosso americano per abuso di posizione dominante.

Con una “comunicazione di obiezioni” la Commissione europea ha ufficializzato l’avvio di una doppia procedura antitrust nei confronti di Google. Sotto accusa, l’abuso di posizione dominante nel mercato delle ricerche di shopping online e la possibile violazione delle regole Ue operata da Android, il sistema operativo dedicato agli smartphone.

L’indagine, iniziata cinque anni fa, si è conclusa con uno statement of objection nei confronti di Google, accusato di favorire una maggiore visibilità ad alcuni prodotti nei risultatidi ricerche per acquisti, indipendentemente da un’effettiva comparazione dai prodotti della concorrenza. L’Ue ritiene che il colosso di Mountain View non abbia applicato al proprio sistema per lo shopping la logica utilizzata per gli altri servizi analoghi.

L’accusa inerente al sistema operativo Android, è invece quella di avere approfittato della posizione dominante per imporre l’installazione esclusiva dei propri servizi e applicazioni, tra cui Google Play, l’app store preinstallato su tutti i sistemi Android.

L’antitrust europeo ha sottolineato l’importanza della differenziazione del mercato delle ricerche generiche online da quello per la comparazione dei prezzi dei prodotti che si possono acquistare su Internet.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal nei giorni scorsi, le azioni dell’Autority potrebbero concretizzarsi con multe per oltre 6 miliardi di dollari.

Il precedente di un colosso americano multato in Europa ha visto Microsoft e Intel versare rispettivamente 800 milioni e 1,2 miliardi di dollari. Per ovviare al rischio della pesante multa, Google dovrà rimediare ai dubbi della commissione europea.

Nel frattempo, con un comunicato pubblicato sul proprio blog, Big G ha fatto sapere di essere in profondo disaccordo con lo statement of objections: il servizio “shopping” non avrebbe creato danni alla concorrenza, gli accordi con i partner di Android avverrebbero su base volontaria e il sistema operativo non obbligherebbe l’utilizzo di Google.

Il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager ha precisato che l’indagine su Google, oggi concentrata sui servizi shopping, potrebbe estendersi anche agli altri servizi maps, hotel e flight. Dall’avvio della procedura, Google ha 10 settimane di tempo per presentare la propria versione dei fatti.

posted by admin on gennaio 23, 2015

Tutela dei consumatori

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cellphone-smartphone-jpgL’Autorità italiana garante della concorrenza e del mercato interviene per bloccare le attivazioni non richieste di servizi telefonici a danno degli utenti.

Le pratiche commerciali scorrette di quattro operatori telefonici sono state sanzionate con multe esemplari: 1,7 milioni di euro per Telecom Italia e H3G, 800mila euro per Wind e Vodafone. Secondo l’AGCM, gli operatori che si sono resi protagonisti delle irregolarità hanno agito attivando senza consenso esplicito servizi a pagamento sui telefoni dei propri utenti, sfruttando inoltre il principio del silenzio-assenso per rinnovi automatici e rincari del contratto telefonico.

Nel corso del 2014, numerose segnalazioni giunte al Garante hanno riguardato soprattutto i cosiddetti servizi “premium”, ovvero abbonamenti automatici attivati dagli operatori durante la navigazione online, con immediato addebito sul conto telefonico degli utenti inconsapevoli. Le responsabilità sono direttamente connesse al vantaggio economico relativo all’attivazione dei servizi.

Secondo l’Antitrust, la sanzione per gli operatori di telefonia mobile è imputabile all’adozione di un comportamento qualificato come “aggressivo, consistente nell’attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento, nonché di qualsiasi controllo sulla attendibilità delle richieste di attivazione provenienti da soggetti quali i fornitori di servizi estranei al rapporto negoziale fra utente e operatore”.

L’aggravante che ha coinvolto H3G e Telecom è dovuta alla diffusione di messaggi che hanno omesso informazioni rilevanti e che hanno procurato l’accesso e l’attivazione del servizio a sovrapprezzo senza un’espressa manifestazione di volontà da parte dell’utente.

L’Antitrust, oltre a vietare la pratica e la continuazione delle attività sanzionate, ha stabilito un periodo di tempo di 60 giorni entro cui gli operatori dovranno comunicare le modalità con cui intendono agire per ristabilire la regolarità.

tripadvisorL’estate 2014 ha visto accendersi la polemica, da tempo in corso, fra Federalberghi e Tripadvisor, in attesa dell’esito dell’istruttoria avviata in maggio dall’Antitrust.

Recensioni false, pagine dedicate a strutture non più esistenti e un mancato controllo da parte della redazione del portale: queste le principali accuse rivolte dalla Federalberghi alla nota piattaforma che ospita le recensioni degli utenti su hotel e ristoranti.

L’ultima riguarderebbe la pubblicazione di recensioni su soggiorni effettuati nell’ultimo anno presso l’hotel Regency di Roma, che in realtà è chiuso dal 2007. “Per capire che si tratta di una bufala” si legge nel comunicato stampa di Federalberghi del 26 agosto 2014, ”sarebbe bastato uno sguardo al contenuto della recensione: nonostante il cliente affermi che ci sono i lucchetti alle porte, che non c’è personale, che non ci sono ospiti, il sito accetta la dichiarazione attestante il soggiorno nel mese di giugno 2014 e pubblica il relativo giudizio.”

Il mancato controllo sulle recensioni è la principale critica della federazione degli albergatori, che nel comunicato cita uno studio a riguardo: “i ricercatori di Gartner, famoso centro di ricerca americano, stimano che le recensioni false raggiungano una percentuale tra il 10% ed il 14%. Ciò significa che, se Tripadvisor pubblica più di cento milioni di recensioni, quasi quindici milioni sono “truccate”. In ogni caso, anche un singolo episodio, che a Tripadvisor può sembrare poca cosa, assume una dimensione rilevante per il cliente o per l’impresa che vede compromessa la propria reputazione.”

In una replica diffusa il 27 agosto,  il portale ha respinto la ricerca citata da Federalberghi perché considerata datata e perché non si basa su dati ufficiali. Per quanto riguarda l’hotel Regency  di Roma, invece, la compagnia ha dichiarato di averlo prontamente rimosso dal suo elenco non appena verificata la cessazione dell’attività.

La risposta di Tripadvisor si è però concentrata soprattutto sull’accusa di mancato controllo delle recensioni. “Abbiamo sistemi sofisticati e team dedicati all’individuazione dei truffatori, forti sanzioni per dissuaderli e oltre 250 specialisti a lavoro”, ha fatto sapere Tripadvisor, “ogni singola recensione passa attraverso il nostro sistema di monitoraggio, che ne mappa il come, cosa, dove e quando. Utilizziamo sofisticati strumenti automatizzati e algoritmi per individuare modelli di attività, impiegando le migliori pratiche adottate in vari settori, come le carte di credito e le agenzie bancarie, e supportiamo tutto ciò con un team di oltre 250 specialisti dei contenuti, che lavorano 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per mantenere la qualità delle nostre recensioni”.

La parola ora spetta all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che lo scorso maggio ha avviato un procedimento per pratica commerciale scorretta per verificare se Tripadvisor adotti misure idonee a prevenire e limitare il rischio di pubblicazione di false recensioni, sia sotto il profilo informativo che relativamente alle procedure di registrazione. La decisione è stata adottata in seguito a segnalazioni pervenute da consumatori, proprietari di strutture turistiche e dall’Associazione Unione Nazionale Consumatori.

In un’intervista pubblicata sul magazine Lettera43, Giusella Finocchiaro ha fornito alcuni chiarimenti sulla situazione normativa relativa alla responsabilità del portale e alle possibilità di ricorso da parte di albergatori. L’articolo è disponibile QUI.

Multe per un totale quasi 1,7 milioni di euro per alcune società che promuovevano buoni sconto attraverso siti e portali di viaggi. Compilando un modulo gli utenti si iscrivevano a loro insaputa ad un abbonamento a pagamento.

A seguito della denuncia dei consumatori, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) ha sanzionato Alitalia, Airone, Ryanair, eBay, TicketOne, eDreams e 2 società del gruppo Webloyalty, per un servizio commerciale online ritenuto scorretto.

Il servizio, denominato “Acquisti e Risparmi” si proponeva attraverso un banner sulle pagine dei siti delle compagnie di viaggio, e prometteva agli utenti buoni sconto per gli acquisti effettuati online. Il banner, giudicato dall’Authority non riconoscibile come offerta commerciale, compariva al termine delle transazioni effettuate e richiedeva informazioni personali e dati delle carte di credito degli utenti in cambio di un buono sconto da utilizzare per futuri acquisti.

In realtà, sottoscrivendo il servizio l’utente si iscriveva, a sua insaputa, ad un abbonamento mensile alla piattaforma di promozioni commerciali del gruppo Webloyalty, e autorizzava la società ad un prelievo mensile di 12 euro sulla carta di credito indicata. Il banner non conteneva nessuna informazione sul costo del servizio né sulle condizioni e i termini dell’abbonamento.

L’Authority ha ritenuto le compagnie di viaggi direttamente coinvolte nella pratica scorretta in quanto ricevevano corrispettivi da parte di Webloyalty a fronte di ogni pagina visitata e (con l’eccezione di eBay) di ogni abbonamento sottoscritto.

Le sanzioni decise dal garante tengono conto del numero di consumatori coinvolti, della situazione economica delle singole imprese e del livello di coinvolgimento nella pratica. La multe hanno quindi un importo variabile che oscilla tra i 25.000 euro per Airone e i 430.000 euro di RyanAir.

Per il gruppo Webloyalty, responsabile del servizio, la sanzione imposta dall’AGCM è di 800.000 euro.