Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha pubblicato le nuove regole per le forme pubblicitarie innovative e non-convenzionali.

Negli ultimi anni si è assistito ad una notevole crescita di investimenti nell’“online advertising”. La comunicazione commerciale digitale adotta varie tipologie di format che vengono fruite dagli utenti attraverso una molteplicità di “device”. Sono mezzi di comunicazione complessi, che consentono una condivisione di opinioni, commenti sia tra i consumatori, sia tra i consumatori e le aziende, sicché di frequente profili promozionali risultano convivere con contenuti non promozionali.

Per distinguere le varie forme di comunicazione dalle inserzioni a pagamento lo IAP ha appena pubblicato la seconda edizione della “Digital Chart IAP”, la lista che ha l’obiettivo di fissare per le principali tipologie di comunicazione digitale (come l’endorsement da parte di influencer e celebrity, la pubblicità native, i social network, i siti di content sharing, l’in app advertising e l’advergame) le modalità da adottare per rendere esplicito ai consumatori il fine promozionale dei contenuti diffusi sul web, utilizzando formule comprensibili quali, tra le altre, “#pubblicità” o “promosso da…”.

L’evoluzione del settore e la maggiore consapevolezza degli operatori dell’importanza di avere regole aggiornate e certe hanno reso opportuna questa nuova versione della Digital Chart, allineata alle “best practices” internazionali, come quelle della Federal Trade Commission.

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria persegue l’obiettivo di tutelare una comunicazione commerciale onesta, veritiera e corretta. Attraverso una sottoscrizione vincolante, impegna gli aderenti a inserire nei propri contratti una speciale clausola di accettazione delle norme del Codice IAP e delle decisioni autodisciplinari. Il codice è rivolto alle aziende che investono in comunicazione, alle agenzie, ai consulenti, ai mezzi di diffusione e alle concessionarie e coinvolge la larga generalità della comunicazione commerciale italiana.

La Cassazione civile ha affermato che il consenso al trattamento dei dati personali comuni è valido anche se rilasciato in forma orale, fermo restando l’onere probatorio dell’avvenuto consenso in capo al titolare del trattamento dei dati.

Intervenendo su un contenzioso che vedeva contrapposti un utente di telefonia mobile e una nota società telefonica, con sentenza 16 maggio 2016, n. 9882 la I Sezione civile della Cassazione non solo ha confermato la validità del consenso prestato oralmente dal cliente per il trattamento dei suoi dati personali a fini promozionali, ma si è spinta oltre, affermando che tale consenso possa essere provato dal titolare del trattamento anche attraverso registrazioni e riproduzioni informatiche.

Come chiarisce la Suprema Corte, “la regola introdotta dal d.lgs. n. 196 del 2003, art. 23, comma 3, secondo cui il consenso al trattamento è validamente prestato se è documentato per iscritto, attiene non alla forma di manifestazione del consenso in questione, ma al contenuto dell’onere probatorio gravante sul titolare dei dati personali”. Ciò significa che nell’assolvimento del proprio onere probatorio al titolare dei dati personali è consentito avvalersi non solo di documenti direttamente rappresentativi dei fatti dedotti in causa, ma anche di “qualsiasi oggetto idoneo e destinato a fissare in qualsiasi forma, anche non grafica, la percezione di un fatto storico al fine di rappresentarlo in avvenire”.

Secondo la Cassazione, dunque, il titolare del trattamento potrà far ben ricorso all’art. 2712 c.c., avvalendosi di registrazioni e riproduzioni anche informatiche da lui stesso attivate, salva l’eventuale successiva verifica dell’idoneità, adeguatezza e sufficienza del contenuto dell’acquisita annotazione.

La Corte ha ricordato però come tale disposizione non sia valida in caso di dati personali sensibili.

La sentenza in formato pdf è disponibile QUI.

posted by admin on aprile 21, 2015

Tutela dei consumatori

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Schermata 2015-04-21 alle 23.17.18Il 21 aprile 2015, il Consiglio direttivo IAP ha deliberato all’unanimità la nomina della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro a membro del Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria per il biennio 2015-2016.

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria persegue l’obiettivo di tutelare una comunicazione commerciale onesta, veritiera e corretta. Attraverso una sottoscrizione vincolante, impegna gli aderenti a inserire nei propri contratti una speciale clausola di accettazione delle norme del Codice IAP e delle decisioni autodisciplinari. Il codice è rivolto alle aziende che investono in comunicazione, alle agenzie, ai consulenti, ai mezzi di diffusione e alle concessionarie e coinvolge la larga generalità della comunicazione commerciale italiana.

I membri del Giurì e del Comitato di Controllo IAP sono scelti tra esperti posti in condizione di giudicare con assoluta indipendenza e imparzialità, nel rispetto dell’apposito Regolamento a garanzia dell’imparzialità del Giudizio autodisciplinare.

L’Istituto ha il compito di esaminare le segnalazioni dei messaggi ritenuti non conformi alle norme del Codice, decidere il blocco della pubblicità scorretta, oltre che offrire agli operatori pareri preventivi su pubblicità non ancora diffuse e la protezione della creatività di future campagne.

Lo IAP rappresenta, nel campo della comunicazione commerciale, un autorevole interlocutore dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e il suo valore è riconosciuto sia a livello comunitario che nazionale.

In corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale le “Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam” rivolte a imprese e cittadini. Il Garante chiarisce le regole per l’attività promozionale sui social network.

Consenso obbligatorio per le offerte commerciali agli utenti di social network e di servizi di instant messaging come Skype e WhatsApp,  no a e-mail e sms indesiderati, misure semplificate per le promozioni delle imprese che rispettano le regole. Questi i punti principali delle linee guida del Garante sull’attività promozionale in rete, rivolte sia alle imprese che vogliono avviare campagne per pubblicizzare prodotti e servizi, sia agli utenti che desiderano difendersi da messaggi pubblicitari non autorizzati.

L’Autorità per la protezione dei dati dedica una particolare attenzione allo spam diffuso sui social network (il cosiddetto social spam) e ad alcune pratiche di “marketing virale” o “marketing mirato”, caratterizzato da una presenza invasiva sui profili social dei singoli utenti.

Queste in sintesi le principali regole pubblicate sul sito del Garante:

Offerte commerciali e spam

• Invio di offerte commerciali solo con il consenso preventivo. Per poter inviare comunicazioni promozionali e materiale pubblicitario tramite sistemi automatizzati (telefonate preregistrate, e-mail, fax, sms, mms) è necessario aver prima acquisito il consenso dei destinatari (cosiddetto opt-in). Tale consenso deve essere specifico, libero, informato e documentato per iscritto.

• Maggiori controlli su chi realizza campagne di marketing. Chi commissiona campagne promozionali deve esercitare adeguati controlli per evitare che agenti, subagenti o altri soggetti a cui ha demandato i contatti con i potenziali clienti effettuino spam.

Consenso per l’uso dei dati presenti su Internet e social network. Necessario lo specifico consenso del destinatario per inviare messaggi promozionali agli utenti di Facebook, Twitter e altri social network (ad esempio pubblicandoli sulla loro bacheca virtuale) o di altri servizi di messaggistica e Voip sempre più diffusi come Skype, WhatsApp, Viber, Messenger, etc. Il fatto che i dati siano accessibili in Rete non significa che possano essere liberamente usati per inviare comunicazioni promozionali automatizzate o per altre attività di marketing “virale” o “mirato”.

• “Passaparola” senza consenso. Non è necessario il consenso per inviare e-mail o sms con offerte promozionali ad amici a titolo personale (il cosiddetto “passaparola”).

Semplificazioni per le aziende in regola

E-mail promozionali ai propri clienti. Consentito l’invio di messaggi promozionali, tramite e-mail, ai propri clienti su beni o servizi analoghi a quelli già acquistati (cosiddetto soft spam).

Promozioni per “fan” di marchi o aziende. Una impresa o società può inviare offerte commerciali ai propri “follower” sui social network quando dalla loro iscrizione alla pagina aziendale si evinca chiaramente l’interesse o il consenso a ricevere messaggi pubblicitari concernenti il marchio, il prodotto o il servizio offerto.

Consenso unico valido per diverse attività. Basta un unico consenso per tutte le attività di marketing (come l’invio di materiale pubblicitario o lo svolgimento di ricerche di mercato); il consenso prestato per l’invio di comunicazioni commerciali tramite modalità automatizzate (come e-mail o sms) copre anche quelle effettuate tramite posta cartacea o con telefonate tramite operatore. Le aziende che intendono raccogliere i dati personali degli utenti per comunicarli o cederli ad altri soggetti a fini promozionali, possono acquisire un unico consenso valido per tutti i soggetti terzi indicati nell’apposita informativa fornita all’interessato.

Tutele e sanzioni contro lo spam

• Gli utenti che ricevono spam possono presentare segnalazioni, reclami o ricorsi al Garante e comunque esercitare tutti i diritti previsti dal Codice privacy, inclusa la richiesta di sanzioni contro chi invia messaggi indesiderati (nei casi più gravi possono arrivare fino a circa 500.000 euro).

• Le “persone giuridiche”, pur non potendo più chiedere l’intervento formale del Garante per la privacy, possono comunque comunicare eventuali violazioni. Hanno invece la possibilità di rivolgersi all’Autorità giudiziaria per azioni civili o penali contro gli spammer.

Contestualmente alle Linee guida, allo scopo di semplificare ulteriormente gli adempimenti in materia di marketing diretto, il Garante ha adottato anche un apposito provvedimento generale sul consenso al trattamento dei dati personali, sempre in via di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

posted by admin on maggio 20, 2013

Tutela dei consumatori

(No comments)

agcom_logoNell’ambito dell’indagine conoscitiva sui servizi internet e sulla pubblicità on line, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha avviato una consultazione volta a raccogliere il punto di tutti coloro che utilizzano il web, sia in qualità di utenti che di operatori della rete.

Chiunque intenda contribuire all’indagine conoscitiva è invitato ad esprimere le proprie osservazioni e valutazioni in merito ad uno o più dei seguenti aspetti che riguardano l’accesso e l’utilizzo di internet e dei suoi servizi:

1. Le apparecchiature di accesso al web fisse e in mobilità (es. smartphone e tablet)

2. I sistemi operativi e i browser

3. I motori di ricerca e i social network

4. I servizi di informazione sul web: quotidiani on line, testate digitali e siti di operatori radiofonici e televisivi

5. Le nuove fonti di informazione: nuove testate on line, siti di condivisione e blog

6. Le piattaforme di distribuzione e quelle di pagamento

7. La rilevazione delle audience sul web

8. Le piattaforme di intermediazione pubblicitaria on line

9. Le altre forme di raccolta pubblicitaria on line 10. I fattori di contesto: alfabetizzazione informatica, regime di tassazione, ecc.

I contributi devono essere inviati entro il 1° luglio 2013 all’indirizzo di posta elettronica consultagcom@agcom.it, in alternativa possono essere pubblicati sul proprio account Twitter utilizzando l’hashtag #consultagcom.

L’Autorità si impegna a dare pubblicità in modo adeguato ai contributi pervenuti degli utenti. Per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina web dedicata.

Cresce l’attenzione sull’attività del Garante volta a contrastare il cosiddetto “marketing selvaggio”, termine volto ad indicare l’insieme di pratiche promozionali rivolte al singolo cittadino: telefonate, email, fax, sms.

In seguito all’aumento di segnalazioni relative alla mancata osservanza del diritto di opposizione dei cittadini iscritti al Registro, il Garante ha annunciato che l’attività ispettiva e sanzionatoria del prossimo semestre porrà un’attenzione particolare al telemarketing.

In particolare verranno attuati procedimenti relativi all’omessa informativa, al trattamento illecito dei dati, alla mancata adozione di misure di sicurezza, al mancato adempimento ai vari provvedimenti del Garante.

L’attività ispettiva prevede 225 accertamenti, cui si aggiungeranno quelli conseguenti a segnalazioni e reclami presentati.

Per maggiori informazioni si rimanda alla comunicazione sul sito del Garante.

Il Garante privacy è tornato recentemente a occuparsi di comunicazioni pubblicitarie indesiderate, divenute ormai il principale motivo di segnalazioni e reclami da parte dei cittadini.

L’intervento dell’Authority questa volta è volto a regolare le proposte commerciali inoltrate via fax, una forma di comunicazione pubblicitaria di cui si parla poco, ma che sembra coinvolgere un numero sempre crescente di imprese e cittadini.

Secondo un comunicato del Garante, sono oltre quindici i provvedimenti, emanati nel corso degli ultimi mesi, con i quali l’Autorità ha vietato a privati e società l’uso di migliaia di recapiti per l’invio di fax pubblicitari illeciti, ribadendo il principio secondo cui chiunque invii messaggi promozionali mediante sistemi automatizzati (fax, e-mail, sms, mms) è sempre obbligato a raccogliere preventivamente il consenso specifico ed informato del destinatario.

I provvedimenti seguivano in molti casi le segnalazioni di imprese e cittadini esasperati dalla continua ricezione di fax, anche durante la notte, spesso senza nemmeno avere la possibilità di identificare il mittente dei messaggi commerciali.

Nei confronti di tutte le società raggiunte dai divieti l’Autorità ha avviato procedimenti per valutare l’applicazione di sanzioni amministrative che nei casi più gravi possono arrivare fino a 300 mila euro.

posted by admin on marzo 19, 2010

Responsabilità dei provider

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google chinaSecondo il quotidiano China Businness News il prossimo 10 Aprile Google annuncerà la chiusura della versione cinese del motore di ricerca.

Sembra dunque questo l’epilogo dello scontro tra il gigante di Mountain View e il governo cinese sul tema della censura voluta dalla Pechino su argomenti come il Tibet e i fatti di piazza Tienanmmen. Sebbene i dirigenti di Google China non abbiano ancora commentato la notizia, il China Business News ha citato fonti locali secondo cui lunedì saranno annunciati gli indennizzi per lo staff cinese.

La notizia, già anticipata nei giorni scorsi dal Financial Times, non sembra includere la chiusura anche degli altri servizi gestiti da Google in Cina quali  la telefonia mobile, il browser Google Chrome, Google Answers e le attività pubblicitarie. Quest’ultima voce risulta essere quella economicamente più rilevante dato che la maggior parte dei ricavi di Google sul mercato cinese provengono da società occidentali di export che utilizzano il servizio pubblicitario di Mountain View.