Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

La Direttrice dell’Antitrust dell’Unione Europea, ha recentemente affermato che la raccolta di ingenti quantità di dati personali d a parte di un ridotto numero di colossi di internet potrebbe essere in violazione delle norme comunitarie.

In un intervento durante la DLD conference, un incontro di politici e dirigenti di industrie digitali Margrethe Vestager, Commissario Europeo per la Concorrenza, esprimendo le sue preoccupazioni per l’attuale scenario internazionale in materia di big data ha dichiarato “Se i dati necessari per tagliare i costi sono detenuti da poche aziende, queste aziende hanno il potere di tagliare fuori dal mercato tutte le altre”.

La Commissaria ha aggiunto inoltre che i consumatori devono essere trattati in maniera più equa perché attualmente gli utenti di internet non riescono a capire quale sia la quantità di dati che vengono dati alle aziende quando, ad esempio, si utilizza un servizio di online messaging. “E’ una transazione di affari e non una donazione” ha sottolineato la Vestager.

Le dichiarazioni giungono in un periodo in cui sul tema della privacy e della raccolta e trattamento dei dati sono sorte delle conflittualità fra Stati Uniti ed Unione Europa. Lo scorso ottobre la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che gli accordi per la gestione e il trasferimento dei dati personali tra aziende americane ed europee potranno essere sospesi dai singoli stati membri quando non sussistano le garanzie di un livello adeguato di protezione delle informazioni. L’abolizione del Safe Harbor ha quindi evidenziato che ad oggi gli Stati Uniti non sono considerati un Paese che, ai sensi della dir. 95/46, la direttiva-madre in materia di protezione dei dati personali, garantisce un livello di tutela adeguato.

Su questo tema, le negoziazioni tra la Commissione Europea e il Dipartimento per il Commercio degli Stati Uniti stanno proseguendo, nonostante esperti legali, ufficiali governativi e osservatori del settore siano convinti che un nuovo accordo non sarà raggiunto in tempi brevi.

posted by admin on aprile 14, 2015

Tutela dei consumatori

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googleLa Commissione europea ha avviato un’azione formale contro il colosso americano per abuso di posizione dominante.

Con una “comunicazione di obiezioni” la Commissione europea ha ufficializzato l’avvio di una doppia procedura antitrust nei confronti di Google. Sotto accusa, l’abuso di posizione dominante nel mercato delle ricerche di shopping online e la possibile violazione delle regole Ue operata da Android, il sistema operativo dedicato agli smartphone.

L’indagine, iniziata cinque anni fa, si è conclusa con uno statement of objection nei confronti di Google, accusato di favorire una maggiore visibilità ad alcuni prodotti nei risultatidi ricerche per acquisti, indipendentemente da un’effettiva comparazione dai prodotti della concorrenza. L’Ue ritiene che il colosso di Mountain View non abbia applicato al proprio sistema per lo shopping la logica utilizzata per gli altri servizi analoghi.

L’accusa inerente al sistema operativo Android, è invece quella di avere approfittato della posizione dominante per imporre l’installazione esclusiva dei propri servizi e applicazioni, tra cui Google Play, l’app store preinstallato su tutti i sistemi Android.

L’antitrust europeo ha sottolineato l’importanza della differenziazione del mercato delle ricerche generiche online da quello per la comparazione dei prezzi dei prodotti che si possono acquistare su Internet.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal nei giorni scorsi, le azioni dell’Autority potrebbero concretizzarsi con multe per oltre 6 miliardi di dollari.

Il precedente di un colosso americano multato in Europa ha visto Microsoft e Intel versare rispettivamente 800 milioni e 1,2 miliardi di dollari. Per ovviare al rischio della pesante multa, Google dovrà rimediare ai dubbi della commissione europea.

Nel frattempo, con un comunicato pubblicato sul proprio blog, Big G ha fatto sapere di essere in profondo disaccordo con lo statement of objections: il servizio “shopping” non avrebbe creato danni alla concorrenza, gli accordi con i partner di Android avverrebbero su base volontaria e il sistema operativo non obbligherebbe l’utilizzo di Google.

Il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager ha precisato che l’indagine su Google, oggi concentrata sui servizi shopping, potrebbe estendersi anche agli altri servizi maps, hotel e flight. Dall’avvio della procedura, Google ha 10 settimane di tempo per presentare la propria versione dei fatti.

La nota sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 13 maggio 2014 ha stabilito che qualora un cittadino lo richieda, un motore di ricerca sia tenuto a cancellare dai suoi risultati le informazioni “inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti” relative al richiedente.

La decisione è stata recentemente analizzata nel saggio “Il diritto all’oblio nel quadro dei diritti della personalità” della Prof.ssa Giusella Finocchiaro, pubblicato su “Il diritto dell’informazione e dell’informatica” anno XXIX Fasc. 4-5 – 2014, che proponiamo QUI ai lettori.

Per una ricostruzione dei fatti che sono alla base della sentenza si rimanda a QUESTO post.

Il dominio di primo livello “.eu” è stato introdotto per segnalare l’afferenza all’Unione Europea, alla sua legislazione e al suo mercato e pertanto deve essere assegnato solo ad aziende e privati residenti in stati membri.

Questo l’assunto alla base del parere della Corte di Giustizia Europea, interpellata dalla Corte d’appello di Bruxelles sul caso di una contesa di un dominio “.eu” tra una società americana ed una belga.

Il caso ha origine nel 2005, a pochi mesi dall’apertura delle vendite del dominio “.eu”. La Walsh Optical, un’azienda americana che vende occhiali da vista attraverso il sito www.lensworld.com, richiede alla EURid, la società che gestische l’assegnazione dei domini “.eu”, l’attribuzione del dominio www.lensworld.eu attraverso l’intercessione di una società di consulenza belga che inoltra la richiesta per suo conto.

Un anno dopo, la Pie Optiek, una ditta belga di occhiali e lenti proprietaria del sito www.lensworld.be, presenta una richiesta per lo stesso dominio. L’EURid è però costretta a rigettare la richiesta per via della precedente registrazione da parte della società di consulenza. La Pie Optiek si oppone, reclamando il diritto all’acquisto del dominio e accusando la società di consulenza belga di speculazione per aver comprato il dominio per conto della società americana.

La Corte d’appello di Bruxelless, chiamata a pronunciarsi sul contenzioso, chiede dunque alla Corte di Giustizia Europea di gettare luce sulla definizione di licenziatario eleggibile per i domini “.eu”.

Secondo il consulente legale della Corte Europea Verica Trstenjak, la chiave di lettura risiede nel rapporto contrattuale instaurato fra la Walsh Optical e la società di consulenza belga. Nonostante infatti sia denominato “accordo di licenza” (license agreement), di fatto il contratto stipulato fra le due compagnie non è una licenza ma un contratto per la fornitura di servizi, dal momento che la società di consulenza aveva cercato di ottenere il dominio a beneficio esclusivo dell’azienda americana in cambio di un corrispettivo economico.

Avendo dunque svolto il ruolo di mero intermediario per una società senza base nell’Unione Europea, la società di consulenza belga non si può considerare come un legittimo licenziatario di un dominio “.eu”.

Con questa decisione, la Corte di Giustizia stabilisce un criterio che esclude che una società priva di residenza in uno stato membro possa aggirare le regole per il rilascio domini “.eu” affidando la commissione a terze parti.



acta_150pxIl lungo negoziato del Trattato Internazionale Anti Contraffazione (ACTA) sembra aver trovato un punto di arrivo nella firma da parte dei rappresentati dell’Unione Europea, posta in calce al documento durante la cerimonia di sottoscrizione tenutasi a Tokyo lo scorso 26 gennaio.

La versione finale del trattato, che segue una lunga serie di bozze “segrete” circolate in rete grazie a siti come Wikileaks, presenta ancora la maggioranza dei punti che sono stati oggetto delle critiche del mondo accademico internazionale, delle proteste delle associazioni per la difesa dei diritti digitali, nonché dal parere negativo della Direzione Generale per le Politiche Esterne del Parlamento Europeo.

Presentato inizialmente come una proposta per coordinare l’applicazione delle direttive doganali contro la contraffazione, l’ACTA si è nel tempo tramutato in una regolamentazione mondiale della proprietà intellettuale che, sul versante digitale, definisce disposizioni comuni per la repressione delle violazioni del copyright favorendo l’intervento diretto dei detentori di diritti nei casi di sospetta violazione.

Il processo di negoziazione è stato condotto a porte chiuse in assenza di un aperto dibattito democratico e ha coinvolto i rappresentanti di 39 paesi (tra cui i 27 dell’Unione europea) nella produzione di una serie di norme che dovranno ora essere ratificate dai vari stati.

Come già ipotizzato in altre proposte di legge fortemente contestate quali il SOPA e il “nostro” emendamento FAVA,  anche l’ACTA (art. 27.3) prescrive una “collaborazione” tra governi e detentori di diritti d’autore che, secondo gli oppositori al trattato, lascerebbe la porta aperta a disposizioni di tipo “extra-giudiziale” o “alternative ai tribunali”. Ciò significa che l’attività delle forze dell’ordine (sorveglianza e raccolta di testimonianze) e le sanzioni potrebbero raggiungere i privati cittadini scavalcando l’autorità giudiziaria.

Molta preoccupazione è stata espressa in particolare sul versante della privacy.  L’art. 27.4 dell’ACTA prescrive infatti che i detentori di diritti possano avere la facoltà di ottenere dagli ISP informazioni private relative agli utenti, senza la previa specifica autorizzazione di un giudice.

Dal punto di vista delle sanzioni pecuniarie, le critiche si concentrano sull’inclusione del parametro dei “profitti perduti” (art.9) per la stima del risarcimento danni in seguito a violazione del copyright. Secondo questo metodo, ad ogni file copiato illegalmente corrisponderebbe un mancato prodotto vanduto da parte dell’industria. Tuttavia secondo le crtitiche tale correlazione non sarebbe supportata da alcuna evidenza, non essendo dato sapere se l’utente del prodotto “piratato” avrebbe ugualmente effettuato l’acquisto del bene ai normali prezzi di mercato.

Per quanto riguarda le sanzioni penali, invece, i commentatori hanno evidenziato che l’ACTA (l’art. 23.4) lascia aperta la possibilità che la correità nella violazione del diritto d’autore sia attribuita agli intermediari tecnologici, come gli ISP e gli hosting service provider, spingendoli così ad assecondare prontamente le richieste dei detentori dei diritti per evitare eventuali implicazioni. La correità inoltre potrebbe essere attribuita anche a terze parti, colpevoli magari di aver semplicemente “linkato” o indicizzato un contenuto ritenuto in violazione.

Il Trattato Anti-Contraffazione dovrà ora passare il vaglio delle varie commissioni prima di arrivare alla votazione plenaria del Parlamento Europeo, attesa non prima di giugno.

L’Unione europea ha esteso i diritti d’autore sulla musica registrata da 50 a 70 anni.

La nuova legislazione, a lungo reclamata dall’industria discografica internazionale, era stata proposta alla Commissione Europea nel 2008 e votata dal Parlamento Europeo nell’Aprile 2009. Lo scorso 12 settembre è stata ratificata a Brussels dal Consiglio dei Ministri europeo. Da questo momento gli Stati membri hanno due anni di tempo per tradurla in legge nazionale.

Grazie alla nuova direttiva i diritti di molti famosi brani degli anni 50, che erano dunque prossimi alla scadenza, godranno di altri 20 anni di protezione. Tra più famosi beneficiari spiccano i Beatles, che hanno pubblicato il loro primo singolo “Love me do” nel 1962.

È bene specificare che i diritti in questione non riguardano i compositori dei brani, ai quali l’Unione Europea ha già garantito un adeguata protezione che si estende fino a 70 anni dalla loro morte, ma i diritti dei performers (tra quali anche i musicisti “turnisti”) e i diritti delle case discografiche produttrici di brani registrati.

Nel presentare al pubblico la nuova legge, tuttavia, i portavoce del Consiglio dei Ministri Europeo hanno sottolineato principalmente i vantaggi che i giovani artisti trarranno dalla nuova legislazione, ideata “per proteggere gli autori che generalmente iniziano la carriera molto giovani e con l’aumento dell’aspettativa di vita spesso non sono tutelati per l’intero arco della loro carriera”.

posted by admin on dicembre 15, 2009

Diritto d'autore e copyright

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Original pic by TPCOM (CC license)

Original pic by TPCOM (CC license)

L’Unione Europea ha ratificato un accordo internazionale sul copyright, le negoziazioni per il quale erano iniziate già nel 2006 e le cui linee avevano fornito la base per la normativa comunitaria in materia di copyright fin dal 2001.

Adesso l’Unione Europea ha approvato definitivamente i due accordi originati dalla World Intellectual Property Organisation (WIPO), e cioè il Trattato sul Copyright e il trattato sulle Performance e i Fonogrammi.

“Immediatamente dopo la Conferenza della WIPO del 1996″, si legge in un comunicato ufficiale della Commissione “abbiamo cominciato a lavorare a livello europeo per adattare le nostre normative ai Trattati ’su internet’ della WIPO stessa. E una Direttiva Europea in materia è stata adottata nel 2001.”

I paesi che hanno aderito ai trattadi della WIPO lo hanno fatto attraverso procedure di ratifica formale. Tuttavia, anche se la ratifica da parte del Consiglio Europeo risale  al 2000, essa è stata attuata soltanto adesso.

“Oggi è un giorno importante per l’Unione Europea, per i suoi stati membri e per la WIPO” ha dichiarato il Commissario per il Mercato Interno Charlie McCreevy. “Questi due trattati ci aiutano a mantenere i livelli di tutela del diritto d’autore al passo con le tecnologie più moderne”.

posted by admin on novembre 5, 2009

Ecommerce e contrattualistica, ISP

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bandieraIl Parlamento Europeo e il Consiglio UE hanno trovato un accordo sul pacchetto di riforma delle telecomunicazioni (c.d. “Pacchetto Telecom”). Il nuovo assetto entrerà in vigore nel 2010 e gli stati membri avranno 18 mesi per recepirne le norme nel diritto nazionale. Tra i punti fondamentali, l’istituzione di un’Authority europea, nuove regole in materia di separazione funzionale tra gestori di reti e fornitori di servizi, un sistema di tutela “a geometria variabile” per gli utenti internet.

A dare l’annuncio con un Comunicato Stampa ufficiale sono stati gli stessi organismi comunitari. “Quest’accordo”, spiega per bocca del ministro svedese alle Comunicazioni Asa Trostensson la presidenza di turno UE , “rafforza la competitività tra imprese e migliora la protezione dei consumatori in Europa”. Il pacchetto, pronto nelle sue linee generali già alla fine del 2007, è rimasto a lungo bloccato dal “braccio di ferro” tra il Consiglio ed il Parlamento, dove era stato proposto un emendamento- poi ritirato- che vincolava la disconnessione interent di utenti che scaricassero illegalmente contenuti online alla decisione di un giudice.

Con riferimento a tale delicato profilo, l’accordo raggiunto in queste ore prevede che in caso di “taglio” della linea i cittadini abbiano diritto ad una “procedura equa e imparziale, incluso il diritto di essere ascoltati”, nonché “una revisione giudiziaria efficace e tempestiva”. Per altro verso, la normativa punta ad offrire ai consumatori maggior scelta sui fornitori di servizi a banda larga e richiede alle authority nazionali di imporre standard minimi di qualità e vigilare sulla neutralità della rete. Gli operatori, per loro parte, saranno responsabili per la gestione dei dati personali degli utenti e dovranno tempestivamente notificare ai clienti ogni forma di violazione.

Le altre novità “di peso” contenute nel pacchetto riguardano l’istituzione di un’authority europea in materia di TLC e la separazione funzionale tra reti e servizi. Il nuovo ufficio, chiamato Body of European Regulators in Electronic Communication (Berec)  dovrà rafforzare l’applicazione del diritto Ue in materia, impedendo che gli operatori possano sottrarsi alla concorrenza. Le sue decisioni saranno prese a maggioranza. Sarà invece in capo alle authority nazionali l’attività di monitoraggio sugli “incroci” tra gestione delle reti e fornitura dei servizi; in corrispondenza di “casi estremi” le autorità potranno arrivare ad imporre agli operatori la separazione funzionale.

posted by admin on ottobre 30, 2009

Portfolio

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Come ogni venerdì, vi proponiamo di seguito una selezione di notizie raccolte sulla stampa italiana ed estera sul tema di Diritto&Internet. Buona lettura, e buon fine settimana.

  • Unione Europea: la nuova versione del Pacchetto Telecom lascia aperta la porta all’”approccio- Hadopi” [Corriere della Sera]
  • Emarketer multato per 711 milioni di dollari per spamming su Facebook [La Stampa]
  • Il Commissario UE Viviane Reding sogna la banda larga per tutti [WebNews]
  • I consigli del WSJ per proteggere i propri dati aziendali [Wall Street Journal]
  • Cory Doctorow: Nessuna Hadopi al mondo salverà le major dall’espansione del filesharing [Times Online]