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Datagate: la NSA intercettava i server cinesi del colosso Huawei

HW_POS_SM_CMYKAttraverso l’operazione segreta “Shotgiant” l’agenzia per la Sicurezza Nazionale americana sorvegliava la rete di comunicazione della multinazinale Huawei, considerata la più grande produttrice del mondo di strumenti per le telecomunicazioni.

Nel collegamento dal palco di TED2014 dello scorso 20 marzo Edward Snowden l’aveva predetto: “Sono in arrivo nuove rivelazioni”. Pochi giorni dopo, dai giornali di tutto il mondo si apprende di una nuova attività di sorveglianza dell’americana NSA nei confronti di una compagnia di telecomunicazione di un paese estero. Questa volta si tratta del colosso cinese Huawei.

La multinazionale delle comunicazioni cinese era da tempo considerata dagli Stati Uniti come una minaccia alla sicurezza nazionale a causa della possibiità che il governo cinese la potesse utilizzare per intercettare informazioni riservate di compagnie e organizzazioni americane, tra cui lo stesso governo degli Stati Uniti.

Tuttavia, a quanto si apprende dai documenti riservati diffusi da Snowden, sembra che di fatto la situazione sia invece all’opposto: attraverso alcune “backdoor” nei server del quartier generale di  Huawei a Shenzhen, la NSA ha messo a punto un sistema di sorveglianza sulle reti di Huawei. L’agenzia statunitense ha così potuto ottenere informazioni sull’attività della multinazionale e sul complesso sistema che utilizza per collegare le sue reti di comunicazione, che connettono un terzo della popolazione mondiale.  I documenti riportano anche che la NSA teneva sotto controllo le comunicazioni del top management dell’azienda cinese.

A quanto risulta, uno degli scopi iniziali della sorveglianza era quello di trovare connessioni tra la Huawei e l’esercito del Partito Comunista Cinese. Tuttavia la NSA ha sfruttato la conoscenza della tecnologia utilizzata dalla Huawei per intercettare anche gli apparecchi di telecomunicazione venduti dalla Huawei ad altri paesi, fra cui nazioni che boicottano i prodotti americani, come Iran, Afghanistan, Pakistan, Kenya e Cuba.

In questo modo l’agenzia nazionale statunitense poteva controllare anche il flusso delle comunicazioni di paesi non alleati e mettere eventualmente in atto delle operazioni cibernetiche controffensive.

I documenti della NSA relativi a queste operazioni sono stati analizzati dal New York Times e dal Der Spiegel, che hanno diffuso la notizia lo scorso 22 marzo.

Il ministero degli esteri cinese ha già inviato una formale richiesta di spiegazioni al governo degli Stati Uniti.

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Direttore Scientifico
Prof. Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale
Dott. Giulia Giapponesi